Resina – Ane Riel

Sull’isola l’anno si era trasformato in un’entità che strisciava dolcemente fino a Natale e si allungava in estate confondendosi con quelli passati e futuri. Il tempo non era stato eliminato, aveva soltanto assunto un’altra pienezza. Era diventato un dolce amico la cui unica pretesa era di esistere.

Hovedet, la Testa, è una piccola isoletta collegata all’isola principale – Korsted – da una striscia sottile di terra chiamata Halsen, il Collo. È qui che Liv vive assieme a suo padre e a sua madre. Vive, si, perchè, in realtà, Liv è stata dichiarata morta dai suoi genitori quando aveva appena sei anni. Da allora, lascia l’isoletta soltanto di notte per andare a rubacchiare viveri ed oggetti vari nelle abitazioni della gente di Korsted. Oggetti che, in fin dei conti, nemmeno le servono; di alcuni di questi non né conosce nemmeno la funzione. Prima, lo faceva insieme al padre ma da quando quest’ultimo ha ucciso la nonna le cose sono cambiate. Con il passare degli anni, gli oggetti si sono accumulati sepellendo ogni angolo della casa, del cortile e dei campi, così come, il grasso, ha seppellito il corpo della madre di Liv, costretta a letto senza più nemmeno la capacità di parlare. La donna è l’unica che, forse, si rende conto di ciò che sta succedendo al marito e, soprattutto, a sua figlia, ma sceglie di chiudere gli occhi per paura o per mancanza di carattere.

Col tempo la mia gola si riempì di un ammasso di frasi non dette. Parole che erano andate in pezzi e non avevano niente a che fare l’una con l’altra, inizi abortiti, frasi interrotte, righe senz’aria in mezzo, costruzioni spezzate, gutturali ammassate. Era il mio dolore a essersi bloccato là, e non volevo passartelo.

Ane Riel è autrice di molti libri per bambini ed in questo suo secondo romanzo ha portato lo stile narrativo morbido e fantastico tipico delle fiabe. I luoghi ed in particolare i personaggi hanno intorno a sé un’aurea di surrealità; come se tutto fosse avvolto in una bolla di sapone.

È questa combinazione tra la dolcezza del linguaggio e la crudezza delle vicende narrate a rendere la storia magnificamente orribile. Non esistono cattivi; è impossibile non provare empatia verso un uomo – il papà di Liv -che ama talmente tanto la sua famiglia da volerla cristallizzare per sempre come una formica nella resina.

Era cattiveria? Jens Haarder era una persona cattiva? A giudicare da ciò che la gente gli aveva raccontato, doveva essere l’esatto opposto. Gentile, servizievole, la dolcezza fatta a persona. […] Sarà anche stato una persona laconica e introversa, ma non c’era niente di male in questo. Non era piuttosto un uomo impaurito che si ritraeva innalzando barriere spirituali e fisiche per non far avvicinare la gente? Ma le trappole? Orribili e crudeli, per di più.

Nonostante il tono fiabesco, però, il romanzo tratta temi che, seppur poco affrontati, sono terribilmente attuali. L’accumulo compulsivo di oggetti e l’obesità invalidante sono mali che affliggono la società odierna tanto quanto altre patologie più conosciute.

Non posso dire che sia un bel romanzo; è angosciante, triste e claustrofobico ma, se siete amanti del noir come lo sono io, ve lo consiglio senza pensarci due volte. A me ha fatto venire gli incubi, ve lo giuro. Quindi missione compiuta, Ane Riel.

«Splendido e macabro al tempo stesso. Sembra uscito dalle fantasie più cupe dei fratelli Grimm»

The Observer

«Ricorda Stephen King al suo meglio: molto inquietante, ma capace di empatia verso ogni personaggio»

The Telegraph

«Un’analisi suggestiva e a tratti sconvolgente dell’ossessione e dell’amore possessivo»

The Guardian

«Da brivido. Un romanzo struggente sull’amore che si trasforma in follia»

Daily Mail

Buona lettura,

Sara J.

Nuove uscite – La mia wishlist di Giugno 2019

Come ho già accennato, sono sempre di più i libri che vorrei acquistare di quelli che, umanamente, riesco a leggere. Non so se avete mai visto la serie TV “Criminal minds”. Ebbene, io né sono una appassionata seguace ed ho sempre invidiato la capacità di uno dei protagonisti, Spencer Reid, di leggere 20.000 parole al minuto. Ho comunque deciso di iniziare questa “Rubrica” dove raccoglierò le novità per me più interessanti, mese per mese. Ecco la mia Wishlist di Giugno.

Ninfa dormiente – Ilaria Tuti Li chiamano «cold case», e sono gli unici di cui posso occuparmi, ormai. Casi freddi, come il vento che spira tra queste valli, come il ghiaccio che lambisce le cime delle montagne. Violenze sepolte dal tempo e che d’improvviso riaffiorano, con la crudele perentorietà di un enigma. Ma ciò che ho di fronte è qualcosa di più cupo e più complicato di quanto mi aspettavo. Il male ha tracciato un disegno e a me non resta che analizzarlo minuziosamente e seguire le tracce, nelle valli più profonde, nel folto del bosco che rinasce a primavera. Dovrò arrivare fin dove gli indizi mi porteranno. E fin dove le forze della mia mente mi sorreggeranno. Mi chiamo Teresa Battaglia e sono un commissario di polizia specializzato in profiling. Ogni giorno cammino sopra l’inferno, ogni giorno l’inferno mi abita e mi divora. Perché c’è qualcosa che, poco a poco, mi sta consumando come fuoco. Il mio lavoro, la mia squadra, sono tutto per me. Perderli sarebbe come se mi venisse strappato il cuore dal petto. Eppure, questa potrebbe essere l’ultima indagine che svolgerò. E, per la prima volta nella mia vita, ho paura di non poter salvare nessuno, nemmeno me stessa.

Dopo Fiori sopra l’inferno – l’esordio italiano del 2018 più amato dai lettori – torna la straordinaria Teresa Battaglia: un carattere fiero e indomito, a tratti brusco, sempre compassionevole. Torna l’ambientazione piena di suggestioni, una natura fatta di boschi e cime montuose, di valli isolate e di bellezze insospettabili. Tornano soprattutto il talento, l’immaginazione e la scrittura piena di grazia di una grande autrice

Instinct – James Patterson Il professor Dylan Reinhart, ex agente della CIA, è uno stimato docente della Ivy League nonché massima autorità in fatto di comportamento criminale. Ma quando una copia del suo bestseller sull’argomento viene rinvenuta sulla scena di un omicidio raccapricciante insieme a un messaggio minaccioso dell’assassino, la polizia inizia a pensare che qualcuno possa aver «preso appunti».
Elizabeth Needham, brillante e determinata detective della polizia di New York responsabile del caso, recluta Dylan per assisterla nelle indagini e in particolare per decifrare il significato di un altro souvenir lasciato sulla scena: una carta da gioco. Ma la scia di sangue non sembra fermarsi: a ogni omicidio corrisponde una nuova carta. Così il professor Reinhart inizia a sospettare che le carte non siano una firma, ma piuttosto un punto di riferimento, un indizio del killer che punta direttamente alla prossima vittima. Mentre i titoli dei tabloid sull’assassino conosciuto come Il Mazziere spopolano in edicola, New York è in preda al panico. La polizia sembra perdere terreno e può puntare ormai solo su Dylan per dare la caccia a un serial killer letale e imprevedibile. E se, dopo essersi addentrato sempre più nella mente dell’assassino, dopo aver pensato davvero come un criminale, Dylan non riuscisse più a tornare indietro?

Inarrestabile – Lee Child Jack Reacher sta visitando una piccola cittadina del Wisconsin, quando nota all’interno della vetrina di un banco di pegni un anello commemorativo di un anno accademico: West Point 2005. Un anno difficile per diplomarsi: si era nel pieno dell’intervento militare in Iraq e poi in Afghanistan. L’anello è piccolo, da donna e al suo interno presenta le sue iniziali incise. Reacher si domanda quali sfortunate circostanze l’abbiano portata a rinunciare a qualcosa per cui ha dovuto lavorare quattro duri anni e si mette in testa di scoprirlo. Di ritrovare la donna e di restituirle l’anello. In fin dei conti «Perché mai non dovrebbe?». Ha inizio così l’estenuante viaggio che porterà Reacher attraverso il Midwest, passando da un bar malfamato nella parte deprimente di una cittadina a un sudicio incrocio nel mezzo del nulla, incontrando lungo il percorso motociclisti, poliziotti, delinquenti, scagnozzi e un investigatore privato specializzato in casi di persone scomparse, vestito in giacca e cravatta pur trovandosi nella parte più sperduta del Wyoming. Più Reacher indaga e più inizia a capire, più la vicenda si fa pericolosa. Salta fuori infatti che l’anello è solo la punta dell’iceberg di una storia ben più oscura. Forze potenti fanno la guardia a un vastissimo impero criminale. Ci sono limiti che è meglio non tentare di superare. Ma anche sfidare Jack Reacher non è mai una buona idea…

L’ospite crudele – Rebecca Fleet Quando Caroline riceve la proposta di partecipare a uno scambio-case tra il suo appartamento di Leeds e una villetta in un bel quartiere residenziale nei sobborghi di Londra, accetta senza riserve. Non la preoccupa affatto l’idea di lasciare che uno sconosciuto entri in casa sua: per lei è più importante allontanarsi per un po’ da tutto e tutti, compreso il figlio piccolo, e compiere quell’ultimo tentativo di salvare il proprio matrimonio con Francis.
Ma le cose non vanno come si aspettava. E non soltanto perché tutti i problemi che sperava di lasciarsi dietro in realtà la inseguono… C’è qualcosa di strano, di inquietante in quella casa. C’è una vicina che all’inizio sembra amichevole ma presto si rivela fin troppo curiosa e ossessiva. E dentro quell’abitazione che dovrebbe esserle sconosciuta compaiono poco a poco segnali precisi che terrorizzano Caroline. I fiori in bagno, la musica che proviene dallo stereo, la fotografia appesa in corridoio… Potranno sembrare innocui a chiunque altro, ma non a Caroline. Perché parlano di lei, del suo passato e di un segreto tragico e fatale che soltanto lei dovrebbe conoscere. Quando capisce di essere caduta suo malgrado in una trappola e di non poterne parlare con nessuno per paura di perdere tutto ciò che ha e per cui lotta, c’è una domanda che la assilla. Chi è davvero lo sconosciuto con cui ha fatto lo scambio? Chi c’è in quel momento dentro casa sua?

La donna senza memoria – Anthony Mosawi La bambina ha soltanto dieci anni. Quando la trovano, è immersa in una vasca di deprivazione sensoriale: non sente niente, non vede niente ma indossa delle cuffie collegate a un registratore che le trasmette sempre lo stesso messaggio: «Il mio nome è Sara Eden». I suoi ricordi non esistono più, il passato è un enigma. Le resta soltanto il suo nome e qualche indizio frammentario: una vecchia collana e una polaroid che ritrae uno sconosciuto, con un appunto scritto a mano: «Non ti devi fidare di quest’uomo».
La bambina ora è una donna e ha qualche certezza in più. Sa che qualcuno le sta dando la caccia, ma non sa chi. Sa soltanto che non si fermeranno mai. Sa che l’unica possibilità che le resta è trovare l’uomo della polaroid, lo sconosciuto di cui non dovrebbe fidarsi, per tentare di ricomporre i frammenti del suo passato. E sa che c’è qualcosa di oscuro, in quel passato, che la rende pericolosa. Perché Sara Eden potrebbe essere una vittima, ma potrebbe essere anche un’assassina.
L’unica cosa che sa per certo è che non può credere a nessuno.

Una protagonista assolutamente inedita e affascinante, ispirata a una figura reale, un ritmo cinematografico che non dà tregua, dalla prima all’ultima pagina.

Il sigillo del cielo – Glenn Cooper Mosul, 1095. Daniel Basidi è un uomo di fede. Eppure teme che stavolta il Signore abbia caricato un fardello troppo grande sulle sue spalle. Per anni ha cercato di mettere il suo dono al servizio degli altri. Ma quest’ultima rivelazione, terribile e sublime, non può essere condivisa con nessuno, perché è troppo pericolosa. Daniel deve portarla con sé nella tomba. Iraq, 1989. Hiram Donovan è un uomo di scienza. Eppure, quando tocca quella pietra sepolta nella sabbia, si sente come pervadere da una corrente elettrica. E ha paura. Infrangendo la legge e i suoi stessi principi morali, Hiram sottrae l’oggetto dallo scavo e lo spedisce alla moglie, in America. Sarà l’ultima cosa che farà prima di morire. New York, oggi. Cal Donovan è un uomo d’azione. Eppure, non appena riceve la notizia che sua madre è stata uccisa, si sente crollare la terra sotto i piedi. All’apparenza sembrerebbe un furto andato male, se non fosse che in casa non manca nulla. I presunti ladri hanno messo a soqquadro ogni stanza, senza prendere né gioielli, né quadri, né contanti. Che cosa cercassero, Cal lo scopre dopo qualche giorno, in una scatola da scarpe nascosta in fondo a un armadio. Un pacco ancora sigillato che suo padre aveva mandato dall’Iraq trent’anni prima. All’interno, c’è l’ossessione che ha tormentato avventurieri e imperatori, il segreto per cui hanno dato la vita santi e ciarlatani, la minaccia che deve restare sepolta, per il bene del mondo. E ora tocca a Cal proteggerla. A ogni costo.

Il segreto dell’inquisitore – James Rollins Spagna, 23 giugno 1611. Prima di salire sul rogo, padre Ibarra fa scivolare un oggetto tra le mani dell’inquisitore: un dito perfettamente conservato. Eppure non si tratta di una reliquia. Sotto la pelle, s’intravede un ingranaggio di fili e ossa metalliche. Allora l’inquisitore capisce perché Ibarra ha preferito la morte alla confessione. Adesso tocca a lui proteggere quel segreto.
Coimbra, oggi. È sera, cinque donne sono riunite nei sotterranei della biblioteca per tentare un importante esperimento scientifico. All’improvviso, nella stanza irrompe un gruppo di uomini armati, con indosso una tunica nera e una benda cremisi sugli occhi. Mentre gli spari riecheggiano tra le pareti, sullo schermo di un computer compare un simbolo: Ʃ.
Stati Uniti, oggi. Gray Pierce sta tornando a casa con Monk per festeggiare il Natale insieme. Ma, non appena imbocca il vialetto d’ingresso, si rende conto che qualcosa non va. La porta è sfondata, in salotto ci sono vetri ovunque. E nessuna traccia di Seichan, incinta di otto mesi. In cucina, Monk trova sua moglie a terra, in un lago di sangue. In un attimo, tutta la Sigma Force si mobilita. Fuori di sé dall’angoscia, Gray si lancia a capofitto sulle tracce dei rapitori, senza sapere che così facendo verrà trascinato in un vortice di fuoco e sangue, alla scoperta di un passato più vivo che mai e di una minaccia sepolta tra le pagine di un libro maledetto…

Dracul – Dacre Stoker e J.D. Barker Colpi alla porta. Sempre più rapidi, sempre più forti. Barricato in cima alla torre abbandonata, Bram Stoker prega che i cardini tengano e, nel frattempo, si prepara. Appende crocifissi e specchi alle pareti, carica il fucile e attende. Infine, temendo di non arrivare vivo all’alba, prende carta e penna e inizia a scrivere tutto quanto è accaduto fino a quel momento…

La storia comincia quando Bram ha cinque anni. È un bambino cagionevole, spesso costretto a letto, che passa gran parte del suo tempo con la sorella Matilda. E l’unica persona in grado di farlo stare meglio è Ellen, la giovane tata. Eppure c’è qualcosa di strano in lei, nei suoi modi enigmatici, nella sua carnagione pallidissima. All’inizio è solo una sensazione, poi Bram e Matilda scoprono che, di tanto in tanto, Ellen esce di nascosto la notte. Proprio nelle notti in cui avvengono dei brutali omicidi a Dublino: persone trovate morte senza più una goccia di sangue in corpo. I sospetti di Bram e Matilda si fanno sempre più concreti finché, all’improvviso, Ellen sparisce e con lei anche il misterioso assassino che stava terrorizzando la città.
Gli anni passano. Miracolosamente guarito, Bram continua gli studi al Trinity College, mentre Matilda parte per Parigi. Al suo ritorno, corre da Bram con una notizia terrificante: ha visto Ellen, ancora giovane e bella come quando loro erano bambini. I due fratelli non lo sanno, ma quello sarà l’inizio di un incubo: l’incontro di Bram con una creatura allo stesso tempo spaventosa e affascinante, un incontro che, anni dopo, darà vita a un «romanzo» destinato a diventare leggenda…

Sangue sporco – Erica Aragona Roma, fine anni Settanta: un quartiere appena nato che confina con l’inferno, il sogno della casa popolare che diventa subito incubo. Scilla ha quattro anni quando, sul volto di suo padre, vede disegnarsi la rabbia per la vita che li attende. Ma in un luogo dove ognuno ha un dolore a cui sopravvivere, in uno spazio di abbandono che contamina chi ci vive fino a distruggerlo, c’è anche Renata. Ed ecco che quello spazio si dischiude, poco a poco, e quei palazzoni fatiscenti diventano lo scenario in cui nasce e cresce un rapporto fatto di amicizia, desiderio e paura, un rifugio in cui Scilla e Renata si nascondono da una realtà dove nei vasi fioriscono le siringhe e il riscatto si porta sempre dietro la colpa. Perché dove non ci si può permettere di sognare, la vita corrode ogni legame, separa i destini, allontana le persone. Ma lascia, comunque, la speranza di potersi salvare.
Il primo romanzo, intenso e potente di una nuova voce italiana.

Tra di noi una vita intera – Melanie Levensohn Parigi, 1941. Judith, giovane studentessa ebrea, è minacciata dall’occupazione nazista ed è ormai costretta a vivere in clandestinità. Insieme al fidanzato Christian, figlio di un ricco banchiere, progetta una fuga in Svizzera ma, a poche ore dalla partenza, il suo nascondiglio viene scoperto e lei deportata. Da allora non si sa più nulla di lei.
Montreal, 1982. Jacobina non ha mai avuto un buon rapporto con il padre e sono decenni che vive a Washington, ma adesso il padre è in punto di morte e le ha chiesto di andare al suo capezzale per farsi fare una promessa solenne: Jacobina deve impegnarsi a cercare Judith, una sorellastra di cui lei ignorava l’esistenza e che il padre ha visto per l’ultima volta a Parigi prima della guerra e prima di abbandonare la Francia per rifarsi una vita in Romania.
Washington, 2006. Béatrice, parigina, lavora alla Banca Mondiale e si è trasferita da poco negli Stati Uniti. Nonostante il lavoro massacrante, Béatrice opera anche come volontaria in un centro di assistenza. Le viene affidata una signora anziana, Jacobina, che vive da sola e che non sembra provare alcuna simpatia per chi la assiste: ma quando scopre di avere di fronte una ragazza francese decide di mantenere finalmente la promessa fatta al padre e le chiede di aiutarla a trovare notizie della sorella mai conosciuta. La storia narrata da Jacobina spinge Béatrice ad avviare una ricerca attraverso i decenni e i continenti, una ricerca che la porterà a scoprire una verità che la coinvolge ben più di quanto non pensi.

L’ospite misteriosa – Jessica Vallance Charlotte non può fare a meno di dedicarsi agli altri. È sempre stata così, sin da bambina, forse per il bisogno di avere continue conferme, forse per il desiderio di sentirsi apprezzata e amata. La gente, secondo Charlotte, deve sapere che su di lei può contare. Così, quando una notte incappa in Luke, un giovane uomo steso a terra, gravemente ferito e privo di conoscenza, è naturale per lei prestargli subito soccorso. Così come è naturale sentirsi subito a suo agio nella famiglia di lui, che la accoglie con affetto e riconoscenza e a cui lei, giorno dopo giorno, sente di legarsi sempre di più. Ai genitori, in particolare, perché invece la sorella di Luke, Rebecca, si rivela molto diffidente nei suoi confronti. Non solo non apprezza Charlotte, è che proprio non si fida di lei. Oppure è soltanto molto gelosa? Charlotte, da parte sua, più conosce Rebecca, più sospetta che abbia qualcosa da nascondere. E poiché Charlotte si è messa in testa di proteggere questa famiglia e anche se stessa, deve capire qual è il segreto di Rebecca…

L’eredità di Mrs Westway – Ruth Ware Harriet Westaway vive a Brighton in un piccolo appartamento. Sua madre, che l’ha cresciuta da sola, è morta in un incidente stradale poco prima del suo diciottesimo compleanno e Harriet, dopo aver abbandonato la scuola, ha perso i contatti con tutti gli amici. Un giorno riceve una lettera inaspettata dalla Cornovaglia: la nonna, morendo, le ha lasciato una cospicua eredità. Da una parte è una notizia fantastica, perché Harriet si trova in una pessima situazione finanziaria ed è indebitata con un usuraio, dall’altra è una notizia piuttosto strana, perché la sua vera nonna è morta più di vent’anni prima. Evidentemente si tratta di un caso di omonimia, che però Harriet decide di sfruttare a suo vantaggio utilizzando le sue capacità manipolatorie che le permettono di sopravvivere come cartomante, lo stesso lavoro che faceva sua madre. Se c’è una persona in grado di partecipare a un funerale reclamando un’eredità che non le spetta è proprio lei. Ma Harriet non sa quello che la attende e ignora che la sua decisione cambierà drasticamente la sua vita per sempre. Perché non potrà più tornare indietro, nemmeno quando si renderà conto di correre un rischio mortale.

Resina – Ane Riel Liv è morta a sei anni. Si è allontanata in mare durante la notte e al mattino è stata ritrovata solo la barca vuota. O almeno, questa è la storia che i suoi genitori hanno raccontato alle autorità.
Ma la realtà è ben diversa. Liv è viva, si nasconde dietro un impenetrabile muro di oggetti rubati qua e là e accumulati da Jens, suo padre, nel corso degli anni: infatti, ciò che gli altri considerano superfluo, un rifiuto da buttare, per Jens è importante, degno di una seconda vita. Impossibile, anche volendo, scovare la bambina in quel fortino; impossibile, una volta oltrepassato il cancello, uscire indenni dalle trappole seminate in cortile, lungo il percorso che porta alla casa e all’officina, alla stalla e al piccolo container che racchiude tanti segreti. Qui, lontano dagli altri abitanti dell’isola, la vita della famiglia scorre imperturbabile, cristallizzata per l’eternità come una formica nella resina. Soltanto Maria, la madre di Liv, potrebbe rompere l’incantesimo. Ma anche lei, a modo suo, ha deciso di nascondersi dal resto del mondo dentro un corpo mostruosamente grasso…
Sospeso tra Stephen King e le inquietanti fiabe dei fratelli Grimm, un romanzo teso e conturbante su come un amore folle ed eccessivo finisca per stritolare nel suo abbraccio le persone che vorrebbe proteggere.

Un certo Paul Darrigrand – Philippe Besson È una mattina d’autunno del 1988. Il giovane Philippe, da poco stabilitosi a Bordeaux per proseguire gli studi, si scontra nei corridoi della facoltà con uno studente di qualche anno più grande. Questione di un secondo, un rapido scambio di sguardi,un turbamento fugace. Quindi un pranzo al ristorante, una passeggiata. Comincia così un rapporto tormentato, emozionante e malinconico. Il fascinoso sconosciuto si chiama Paul Darrigrand e ha gli occhi neri e profondi, il fisico asciutto del surfista, l’aria sicura. Ha anche una moglie, ma questo non basta a frenare la passione che si accende durante una vacanza invernale all’isola di Ré. Il resto sono momenti rubati,abbracci clandestini, dubbi e, per il più fragile Philippe, una lotta accanita contro una misteriosa malattia.
Un certo Paul Darrigrand è il racconto di un anno vissuto pericolosamente. Una storia di giovinezza, di esitazioni e di desiderio. Philippe Besson, dopo l’esito felicissimo di Non mentirmi, apre di nuovo il baule dei ricordi, ne estrae una foto e rievoca il passato, in un continuo rimando tra realtà e finzione, tra scrittura e vita.

Sunfall – Jim Al-Khalili 2041. Pericolo dal Sole: entro poche ore, emissioni straordinarie di massa coronale colpiranno la Terra, già a rischio per l’indebolimento del campo magnetico che protegge il pianeta. In Nuova Zelanda un’aurora australe, che dovrebbe essere rivolta a sud, appare invece a nord. Un aereo in atterraggio a Nuova Delhi si schianta al suolo per il danneggiamento dei satelliti di comunicazione dovuto a una raffica di particelle ad alta energia provenienti dallo spazio. Su un’isola delle Bahamas si scatena un uragano di violenza inaudita. La Terra è fuori controllo e le autorità mondiali stanno nascondendo la verità sulla catastrofe imminente per non seminare il panico. Toccherà a quattro scienziati, due uomini e due donne, far ricorso a tutto il  proprio sapere, al proprio coraggio e alla propria inventiva per salvare il pianeta. Ma c’è chi è convinto che l’estinzione dell’umanità sia l’unica soluzione possibile… Dal notissimo fisico quantistico Jim Al-Khalili, un romanzo scientificamente plausibile che ci proietta nel futuro, un thriller dal ritmo serrato che svela chi saremo e come vivremo tra non molti anni e, soprattutto, ci ricorda che in un mondo di raffinate tecnologie – a partire dai droni e dalle intelligenze artificiali, così simili a quelle che già conosciamo – la variabile umana e la conoscenza rimangono le nostre principali alleate. Con grande accuratezza scientifica, Jim Al-Khalili conduce il lettore in un futuro agghiacciante e ma allo stesso tempo più vicino a noi di quello che possiamo pensare.

La verità degli altri – Giancarlo Bosetti Dieci storie sorprendenti, illuminanti, che coprono cinque continenti e 2500 anni durante i quali l’idea pluralista non ha mai cessato di farsi sentire, forte e chiara, ergendosi contro ogni monismo, dogmatismo e fondamentalismo. 
Da che mondo è mondo gli uomini si sono combattuti. Ma è anche vero che da quando c’è storia, da quando l’umanità si è divisa in culture diverse in luoghi diversi, c’è sempre stato chi ha cercato di capire, oltre alle proprie, anche le ragioni dell’altro. Rilevava Pascal, affacciandosi al confine tra Francia e Spagna, che quello che è legge al di qua dei Pirenei è un crimine dall’altra parte. Chi pensa che la legge sia un’emanazione divina (o naturale), univoca per l’intera umanità, fatica a fare i conti con la verità degli altri e tende a combattere le visioni alternative alla propria. Ma nella storia c’è sempre stato anche chi ha fatto del pluralismo la sua bandiera e ha visto nel confronto con l’altro l’occasione per rileggere sotto una luce nuova il mondo e sé stesso. A dieci di queste persone eccezionali è dedicato questo libro di Giancarlo Bosetti: dieci «pluralisti» coraggiosi, narrati in maniera magistrale, le cui storie ci additano un percorso alternativo delle cose umane, lontanissimo dalla retorica dello «scontro tra civiltà» e semmai incardinato nel dialogo e nell’accettazione della varietà umana. 
Scopriremo tra queste pagine i singolari editti di Ashoka, l’imperatore mauryia nell’India del III sec. a.C., la sottile dottrina dell’apocatàstasi propugnata da Origene in seno alla Chiesa nel III sec. d.C., la spiazzante reazione di Nicola Cusano alla presa di Costantinopoli da parte degli «infedeli» turchi nel 1453, la battaglia di Bartolomé de Las Casas in favore degli indios del Nuovo Mondo, le sottili argomentazioni di Michel de Montaigne sul cannibalismo, la favola in codice di Gotthold Ephraim Lessing in una celebre opera che contiene la risposta al suo persecutore, la nascita della cittadinanza «con il trattino» negli Stati Uniti di Horace Kallen, la temeraria battaglia all’interno delle gerarchie cattoliche del teologo belga Jacques Dupuis, la dirompente novità in campo etnologico rappresentata dagli studi di Margaret Mead e, a coprire tutto, la radicale visione anti-monista dello storico delle idee di Oxford Isaiah Berlin. 

Il segreto di Isabel – Susan Meissner Oxford, oggi. Kendra è una studentessa americana che si trova in Inghilterra per scrivere la tesi sulla seconda guerra mondiale. È così che conosce Isabel MacFarland, un’anziana pittrice sopravvissuta ai bombardamenti di Londra. Ma quella che sembra una semplice intervista diventerà un racconto pieno di sorprese: Isabel ha infatti diversi segreti da rivelare, a cominciare dalla sua vera identità…
Londra, 1940. Mentre la città è ridotta in macerie dalle bombe della Luftwaffe, centinaia di bambini vengono evacuati nelle campagne. È il destino delle sorelle Emmy e Julia Downtree, che si ritrovano in un cottage sulle colline dei Cotswolds, mentre Annie, la loro madre, rimane a lavorare a Londra. Emmy ha solo quindici anni, ma è cresciuta in fretta e si prende cura della sorellina e della casa con quieta determinazione… almeno finché la signora Crofton, proprietaria del Primrose Bridal, non le offre l’opportunità di diventare la sua apprendista. Per Emmy, quel negozio è un autentico paradiso, anche perché disegnare abiti da sposa è da sempre il suo sogno. Ma lavorare lì significa tornare a Londra, di nascosto dalla madre, mettere Emmy in pericolo e rischiare la vita. La guerra non perdona: costrette a separarsi, le due sorelle andranno incontro a destini diversi. E l’unico scopo di Emmy sarà ritrovare Julia…

Come potete vedere sono tanti, molti, forse troppi considerando che, ogni mese, se né aggiungeranno altrettanti.

E voi, avete trovato qualche romanzo che vi interessa, in questo elenco?

Aggiungereste qualcos’altro?

Buona lettura,

Sara J.

La caduta dei giganti – Ken Follet

“Lo stesso giorno in cui Giorgio V fu incoronato nell’abbazia di Westminster a Londra, Billy Williams scese per la prima volta in miniera ad Aberowen, nel Galles meridionale.”

Con questa frase si apre il primo capitolo della trilogia di Ken Follet: The Century Trilogy.

Era il 22 giugno 1911, e Billy compiva tredici anni. Un ragazzo sveglio, figlio di un delegato sindacale della Federazione dei minatori del Galles meridionale; il più forte sindacato britannico. La sorella, Ethel Williams, lavora invece come governante a Ty Gwin, residenza del conte Fitzherbert e di sua moglie Bea, una nobildonna russa.

“Il conte Fitzherbert, ventotto anni, noto a parenti e amici come “Fitz”, era il nono uomo più ricco della Gran Bretagna. Non aveva fatto nulla per guadagnarsi quell’enorme patrimonio: aveva semplicemente ereditato migliaia di ettari di terra in Galles e nello Yorkshire.”

Siamo a Gennaio 1914 quando il conte organizza un ricevimento privato proprio a Ty Gwin per dare modo a Giorgio V di conoscere alcuni personaggi di rilievo. Entrano in scena Maud – sorella di Fitz, femminista e suffragetta con idee molto diverse da quelle del fratello – Walter Von Ulrich – ambasciatore a Londra dell’impero austro-tedesco – e Gus Dewar – diplomatico americano che sogna di lavorare alla Casa Bianca per il presidente. In Russia troviamo, invece, Lev e Gregorij Pesckov: due giovani fratelli, operai in un’officina che produce treni e che sognano di emigrare in America. Cinque famiglie di cinque nazionalità diverse che si ritroveranno legate dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Dai salotti londinesi e le dimore principesche alle miniere di carbone ed i campi di battaglia, Ken Follet ci accompagna attraverso un arco di tempo che va dal 1911 al 1924 partendo, appunto, dai motivi che hanno spinto i vari Stati ad entrare in guerra fino alla rivoluzione bolscevica in Russia, finendo con un breve, inquietante accenno ai primi movimenti di Adolf Hitler.

I protagonisti partecipano agli eventi assieme ai grandi nomi della storia tra realtà e fantasia. Dice lo scrittore:

“La mia regola è: o la scena è avvenuta davvero o potrebbe essere avvenuta; o quelle parole sono state pronunciate o potrebbero esserlo state. E se scopro qualche ragione per cui la scena non sarebbe potuta avvenire nella realtà, o quelle parole non avrebbero mai potuto essere dette – se, per esempio, il personaggio storico in quel particolare momento si trovava in un altro paese -, allora elimino tutto.”

Ken Follet

La narrazione è fluida ed essenziale; i protagonisti a volte sono poco analizzati nel profondo ma, forse, perchè la vera protagonista è la guerra con le sue devastanti conseguenze. Un romanzo che, seppure supera le mille pagine, risulta facile e veloce da leggere. Consigliato a chi, come me, ama la storia ma si annoia nello scorrere asettici elenchi di date ed eventi.

Curiosa di leggere i successivi!

Sara J.

Stephen King

Stephen King è tra i miei scrittori preferiti ma, devo ammetterlo, non è stato un colpo di fulmine. La prima volta che presi in mano uno dei suoi romanzi – Cose preziose – non fui in grado di leggerne più di qualche pagina. Complice la mia giovane età (all’epoca avevo circa 13 anni), rimasi confusa dalla gran quantità di personaggi e dal suo saltare dall’uno all’altro senza un filo logico (allora così mi era sembrato). Parecchi anni più tardi un amico mi prestò La bambina che amava Tom Gordon. Lo lessi con piacere ma senza trovarlo eccezionale. Fu la serie de La torre nera a farmi innamorare del Genio dell’Horror. In seguito arrivarono Misery, Le notti di Salem, L’ombra dello scorpione e rilessi Cose preziose. Li trovai uno più spettacolare dell’altro. Da quel momento non mi sono più fermata diventando una vera e propria drogata di Stephen King. Certo, non tutti i suoi libri mi hanno provocato lo stupore tipico di una scoperta e non tutte le volte mi è partita l’esclamazione: “Ma questo è un grande!“. Però non sono mai stata delusa e, questo, è importante.

L’essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia.

dall’antologia di racconti “A volte ritornano”
Donald Edwin King

Stephen Edwin King nasce a Portland, nello stato del Maine il 21/09/1947. Il padre è Donald Edwin King (nato David Spansky); un impiegato porta a porta della Elettrolux, ex capitano della marina mercantile e impegnato, fino al 1945, nella II Guerra Mondiale. La madre è Nellie Ruth Pillsbury King; una casalinga di origini modeste. Stephen ha anche un fratello maggiore – David Victor – adottato dai coniugi King nel 1945.

Stephen King con la mamma Nellie Ruth Pillsbury ed il fratello adottivo David Victor.

Nel 1949, a causa di problemi familiari, il padre esce di casa per una passeggiata e non fa più ritorno. La famiglia inizia a spostarsi da uno Stato all’altro. Si trasferiscono, per brevi periodi, in Indiana, a Miluwakee e di nuovo nel Maine. In quegli anni la mamma di Stephen è costretta a districarsi tra molti lavori umili per assicurare ai figli una buona educazione. Ricordando quel periodo Stephen dirà: <<Non avemmo mai una macchina, ma non saltammo mai un pasto.>>

Stephen King ai tempi delle elementari

Appena iniziata la prima elementare il piccolo King si ammala. Colpito prima dal morbillo, ha poi problemi alla gola e alle orecchie. La madre lo ritira da scuola e, mentre si trova costretto a casa, il giovane Stevi inizia a scrivere. Copia i dialoghi dei fumetti a cui aggiunge descrizioni personali. A dodici anni rinviene, nella soffitta della zia, i libri del padre, appassionato di Poe, Lovecraft e Matheson. In quel momento scopre che l’uomo non era solo un girovago ed un marinaio (come raccontato dalla famiglia) che si era ridotto a vendere elettrodomestici porta a porta, ma anche un aspirante scrittore affascinato dalla fantascienza e dall’horror.

Stephen con il fratello David

Nel 1959 Stephen inizia a scrivere per un piccolo giornale prodotto dal fratello maggiore in tiratura limitata e distribuito a vicini di casa e amici. Un anno dopo invia il suo primo racconto ad una rivista – lo Spaceman – che non lo pubblicherà mai.

Lisbon High school, Maine

Nel 1962 inizia a frequentare la Lisbon High School, nei pressi di Durham. Scrive diversi racconti; spesso semplici trasposizioni dei film visti al drive-in. In particolare, sarà il film Il pozzo e il pendolo tratto dal racconto di Poe ad ispirarlo. Tornato a casa realizza una trasposizione dello stesso, ne stampa una quarantina di copie e il giorno seguente le vende a scuola. Scoperto dagli insegnanti, sarà obbligato a restituire i soldi.

Durante il secondo anno alla Lisbon High School diventa direttore del giornale scolastico che, però, non ha molta fortuna. Decide, allora, di realizzare un giornale umoristico – The village vomit – dove prende in giro i professori. Il giornale riscuote successo tra gli studenti, ma non piace ai professori che lo spediscono in punizione per una settimana. Il giovane scrittore viene presto chiamato a far parte di un vero giornale, il Lisbon enterprise, settimanale di Lisbon dove inizia a scrivere di incontri sportivi.

Dopo il diploma, nel 1966, si iscrive all’Università del Maine, a Orono, dove studia letteratura. Per pagarsi la scuola lavora anche in estate e, nel 1967, vende per la prima volta un racconto a una rivista, ricevendo un compenso di 35 dollari. Qualche mese dopo scrive il romando La lunga marcia che, sottoposto al giudizio di un agente letterario, non viene pubblicato ma ottiene una buona critica da parte di quest’ultimo.

Stephen King

Nel 1969 ottiene uno spazio regolare sulla rivista The Maine campus con una rubrica chiamata King’s Garbage Truck (letteralmente Il camion della spazzatura di King). Scrive racconti ed è capace di farlo perfettamente anche cinque minuti prima che il giornale vada in stampa. Proprio in questo periodo conosce Tabitha Jane Spruce, poetessa e laureanda in storia, che, nel 1971, diventerà sua moglie.

King’s garbage truck

Nel 1970, dopo la laurea, ottiene il certificato per l’insegnamento nelle scuole superiori ma, per un anno, è costretto a fare i lavori più svariati come il bibliotecario, il benzinaio e l’inserviente in un lavanderia industriale. Troverà poi un posto da insegnante di lettere alla Hampden Academy di Hampden, nel Maine.

La famiglia King posa per People (la rivista)

Dopo la nascita della prima figlia – Naomi Rachel – la famiglia si trasferisce Bangor e King comincia a scrivere L’uomo in fuga. Nel 1972 arriva il secondo figlio, Joseph Hillstrom (il terzo sarà Owen Phillip), ed iniziano i primi problemi economici. Stephen sopravvive vendendo racconti a riviste maschili come Cavalier (molti di questi verranno raccolti in A volte ritornano, la sua prima antologia di racconti, pubblicata nel 1978) ma non riesce comunque a pagare le bollette. Rinuncia prima al telefono, poi all’automobile; inizia a bere ed a far uso di cocaina.

Tabitha Jane Spruce

Nel 1974, finalmente, Stephen riesce a pubblicare il suo primo romanzo – Carrie – ricevendo dalla casa editrice Doubleday un assegno di 2500 dollari. L’autore ha sempre sostenuto che fu la moglie Tabitha ad incoraggiarlo a far visionare il romanzo ad un editore, in quanto lui non riponeva in questa storia nessuna fiducia. Carrie passa inosservato in edizione rilegata, ma ha un enorme successo in edizione economica, superando il milione di copie vendute. Oltre che alla sua quota per i diritti dell’edizione economica, è anche grazie alla vendita dei diritti per la trasposizione cinematografica che King può permettersi di abbandonare l’insegnamento e dedicarsi definitivamente alla scrittura.

I libri successimi, Le notti di Salem (1975) e Shining (1977), hanno ancora più successo ma, proprio in questo periodo, Stephen viene colpito da un grave lutto. Sua madre muore di cancro ed i problemi con alcol e droga peggiorano. La sua tossicodipendenza verrà a lungo sottovalutata a causa del fatto che non incide negativamente sul suo lavoro .

E’ così che va nella vita. Sei lì a scivolare via sul velluto, con tutto quanto che quadra secondo il manuale, poi commetti un piccolo errore e trac! Ti casca addosso il cielo.

dal libro “Il miglio verde”
La villa dei King a Bangor, Maine

Nel 1980 lo scrittore acquista una villa a Bangor, in stile vittoriano con ventotto camere, e ci si trasferisce con la famiglia. In quegli anni pubblica L’incendiaria e Dance macabre. Inizia la stesura di IT mentre al cinema esce il film di Kubrick con Jack Nicholson basato sulla storia di Shining. Nel 1984 pubblica la sua prima opera a quattro mani scritta con l’amico Peter Straub, Il talismano. Alla fine degli anni ’80 la famiglia interviene per far fronte ai problemi di tossicodipendenza di Stephen portandolo ad iniziare un processo di disintossicazione.

Stephen King con la sua Harley Davidson

Nel 1994 esce Insomnia; romanzo che lo scrittore lancia recandosi di persona nelle librerie del paese in sella alla sua Harley Davidson. King è un grande appassionato di rock (musica che ascolta anche quando scrive), suona in una rock band – la The bottom remainders – composta unicamente da scrittori e, quell’anno, inizia una tournée musicale nella East Coast.

The Rock bottom remainders. Rock band composta da soli scrittori di cui fa parte anche Stephen King

Nel 1996 pubblica Il miglio verde in sei puntate con cadenza mensile. Qualche anno dopo, quest’ultimo, diventerà un film di successo con Tom Hanks nei panni di una guardia carceraria nel braccio della morte.

Nell’estate del 1999, King riprende il saggio sulla scrittura – On Writing: autobiografia di un mestiere – iniziato a fine 1997 e accantonato nei primi mesi del 1998. E’ il 19 Giugno quando, dopo aver accompagnato all’aeroporto il figlio Owen, intorno alle sedici intraprende la sua solita camminata di 7 km lungo la Route 5, nei dintorni di Center Lovell, nel Maine occidentale. Bryan Smith, quarantaduenne con precedenti, è alla guida del suo minivan Dodge blu quando, distratto dal suo rottweiler, saltato sul sedile posteriore dove si trova un frigorifero con della carne, perde il controllo del mezzo ed investe lo scrittore che sta camminando sul ciglio della strada. King subisce traumi gravi: polmone destro perforato, gamba destra fratturata, colonna vertebrale lesa in otto punti, quattro costole rotte e lacerazione del cuoio capelluto. Trasportato d’urgenza all’ospedale di Bridgton, viene poi trasferito in elicottero al Central Maine Medical Center di Lewiston dove viene ricoverato per tre settimane. Si sottopone a ben sette operazioni chirurgiche e, per un periodo, è costretto ad interrompere i suoi lavori di scrittura. Inizialmente, King accetta le scuse dell’investitore ma poi decide di denunciarlo per fargli ritirare la patente. Tabitha, sua moglie, ha poi acquistato il minivan all’asta mandandolo dallo sfasciacarrozze.

Stephen King dopo l’incidente

Nei primi anni 2000 Stephen pubblica su Internet una storia a puntate, The plant. il progetto resta incompiuto anche perché molti scaricano i capitoli senza pagare. Nel 2002 annuncia alla rivista Entertainment Weekly, per la quale fino al 2003 scrive la rubrica The pop of King, di voler smettere di pubblicare. Fortunatamente per i suoi fan, non mantiene questa linea e, negli anni successivi ed ancora oggi, continua a sfornare un successo dietro l’altro.

Il 10 Settembre 2015 riceve dal presidente Obama la National Medal of Arts e, poco dopo, gli viene intitolata una cattedra all’Università del Maine ad Orono. Nel 2017 esce il primo romanzo scritto assieme al figlio Owen, Sleeping beauties. Il prossimo libro, The istitute, uscirà negli Usa il 10 settembre 2019.

Il Presidente Obama consegna la National Medal of Arts a Stephen King

Stephen King, nell’arco della sua carriera, ha scritto oltre ottanta opere (alcune con lo pseudonimo di Richard Bachman) e, dai suoi romanzi, sono stati tratti circa quaranta tra film e miniserie televisive. Dice di scrivere 500 parole dalle 8.30 alle 11.30, ogni giorno, ad eccezione del giorno di Natale, del giorno del Ringraziamento e del suo compleanno. E’ lo scrittore più pagato del mondo nonostante per lungo tempo sia stato sottostimato dalla critica tanto da essere definito dal Times Maestro della prosa post-alfabetizzata“.

Penso che siamo tutti malati di mente. Quelli di noi fuori dai manicomi lo nascondono solo un po’ meglio.

Stephen King

Quasi tutti i suoi romanzi sono ambientati nel Maine, in città immaginarie come Castle Rock e Derry. Nelle sue storie troviamo il bello dell’America pulita e ordinata che vive nel benessere, mescolato al male che si nasconde dietro alle facciate. Alcolismo, dipendenza dai farmaci, violenze familiari, difficile rapporto padre e figlio sono tra i temi trattati in tutte le sue opere, indipendentemente dalla trama principale. Ammirabile la sua capacità di creare personaggi variopinti, con un loro lato oscuro ed una psicologia profonda. King riesce a mescolare generi diversi – fantasy, horror, fantascienza – con abilità, aggiungendo momenti di scrittura profonda e commovente. La difficoltà, nelle storie che racconta, sta nel rendere verosimile, per il lettore, ciò che è surreale. E’ così che pagliacci assassini, macchine possedute, vampiri e viaggi avanti e indietro nel tempo sono entrati a far parte dell’immaginario collettivo e ci appaiono possibili mentre ci immergiamo tra le righe scritte da uno dei più grandi storyteller dei nostri tempi.

Modellino della città di Derry ricreata da un fan di Stephen King

Io e i libri – Dove inizia un amore

dalla copertina di “Matilda” di Roald Dahl

Amo i libri. Di qualunque forma, genere e argomento. Come tutti, ho i miei autori preferiti e prediligo alcuni stili e temi ma, in ogni caso, la lettura è parte integrante della mia vita. Una delle frasi al riguardo che ripeto più spesso è: “Mi rammarico di non avere abbastanza vita per poter leggere tutto ciò che è stato scritto e che verrà scritto in futuro.”

Tutto è iniziato intorno ai sette anni; avevo da poco imparato a leggere quando mi sono imbattuta in Bianca Pitzorno con “L’incredibile storia di Lavinia”. E’ un po’ la rivisitazione della favola della piccola fiammiferaia in chiave moderna. Lavinia è una bambina, orfana, in una Milano riccamente addobbata per Natale che cerca di vendere fiammiferi a passanti frettolosi e maleducati. Una notte le appare una fata che le regala un anello magico in grado di trasformare ogni cosa in cacca.

“Se vuoi trasformare qualcosa in cacca, la dovrai fissare intensamente facendoti ruotare l’anello intorno al dito in senso orario. Se vorrai che torni alla condizione originale la dovrai fissare girando l’anello in senso inverso”.

Una storia divertente che tratta un argomento che, da sempre, fa ridere sotto i baffi i bambini di tutto il mondo; forse per il senso di proibito che si prova nel pronunciare quella parola. E’ proprio l’autrice che, prima di iniziare, avverte: “Si sconsiglia la lettura alle persone troppo schizzinose.

Lo scrittore che, da bambina, ho amato di più in assoluto è Roald Dahl. Di lui ho letto praticamente tutto a partire da “Il GGG” – il grande gigante gentile che, a differenza dei suoi simili ghiotti di carne umana, è vegetariano e mangia solo cetrionzoli, parla in modo strano e, per lavoro, cattura sogni – passando per “Le streghe” – in cui una nonna insegna al nipote quali sono i tratti distintivi necessari a riconoscere le famigerate megere – e “Matilda” – una vispa bambina che scopre di avere dei poteri magici con cui si vendicherà della sua tirannica famiglia e della malvagia direttrice della scuola – arrivando a “Gli sporcelli” – una famiglia composta da persone sporche, brutte ma soprattutto cattive.

“Un sogno non ha bisogno di niente” continuò il GGG; “se è un buon sogno aspetterà pazientemente che lo si liberi perchè possa fare il suo lavoro. Se è un sogno cattivo, farà di tutto per cercare di scappare”.

da “Il GGG”

“Nelle fiabe le streghe portano sempre ridicoli cappelli neri e neri mantelli, e volano a cavallo delle scope. Ma questa non è una fiaba: è delle STREGHE VERE che parleremo.”

da “Le streghe”

«Papà, mi compreresti un libro?» «Un libro? E per che cavolo farci?» «Per leggerlo». «Diavolo, ma cosa non va con la tele? Abbiamo una stupenda tele a ventiquattro pollici e vieni a chiedermi un libro! Sei viziata, ragazza mia!

da “Matilda”

“Una persona con pensieri gentili non potrà mai essere brutta. Potrà avere il naso bitorzoluto e la bocca storta e i denti in fuori, ma, se ha pensieri gentili, questi le illumineranno il viso come raggi di sole, e apparirà sempre bella.”

da “Gli sporcelli”

Non scordiamoci poi de “La fabbrica di cioccolato” che molti conoscono per la trasposizione cinematografica dove Johnny Deep interpreta magistralmente l’eccentrico Willy Wonka, proprietario di uno stravagante stabilimento che produce cioccolato e dolci di ogni sorta.

“Questa è la storia di un normalissimo bambino di nome Charlie Bucket. Non era più veloce, più forte o più intelligente degli altri bambini. La sua famiglia non era né ricca, né potente, né influente, a dire il vero avevano a malapena di che mangiare. Charlie Bucket era il ragazzino più fortunato del mondo, ma non lo sapeva ancora.

da “La fabbrica di cioccolato”

Ci sono stati, naturalmente, molti altri libri che mi hanno invogliata, pagina dopo pagina, ad entrare sempre di più nel magico mondo della letteratura. Come dimenticare, ad esempio, tutta la serie dei “Piccoli brividi“, o i libri de “Il battello a vapore” e la collana “Le ragazzine” edita Mondadori?

E voi, quali sono stati i libri che da bambini vi sono entrati nel cuore?

La Strega – Camilla Lackberg

Linnea, una bambina di appena quattro anni, sparisce dalla sua casa di campagna nei dintorni di Fjallbacka, in Svezia. Qualche giorno dopo viene ritrovata priva di vita nei pressi di uno stagno nel bosco. La casa da cui è sparita, l’età della bambina ed il luogo del ritrovamento sono terribilmente legati ad un altro caso di cronaca avvenuto trent’anni prima. Soltanto il nome è diverso; quella bambina si chiamava Stella. Ai tempi erano state accusate del crimine due tredicenni – Helen e Marie – che avevano confessato per poi ritrattare subito dopo. In seguito a quel brutto episodio le ragazze hanno preso strade diverse; Helen è rimasta a Fjallbacka, si è sposata e conduce una vita semplice mentre Marie è diventata un star di Holliwood. La morte della piccola Linnea, però, coincide proprio con il ritorno di quest’ultima nella città natale per girare un film.

Non le serviva un grande sforzo per calarsi nella parte, per fingere di essere qualcun altro. Aveva imparato a farlo già da piccola. Bugie o teatro, la differenza era sottilissima, e lei aveva imparato presto a dominare entrambi.

L’entrata in scena di Marie riporta inevitabilmente a galla vecchi sospetti, pettegolezzi e rancori che si mischiano a quelli nuovi. Perché, si sa, “il paese è piccolo e la gente mormora“; ci vuole poco ad accendere gli animi provocando un’insensata caccia alle streghe.

“E’ paura” disse. “Paura di ciò che non si conosce. Da sempre la gente dà la colpa a quelli che sono arrivati da fuori. E’ più semplice che pensare che possa trattarsi di qualcuno che conoscono.”

Fjallbacka

Un giallo, quello della Lackberg, che tiene con il piato sospeso dall’inizio alla fine. C’è stato un momento in cui, con delusione, ho creduto di aver trovato la soluzione e che quest’ultima fosse enormemente banale. E’ stato lì che la scrittrice ha cambiato le carte in tavola facendomi ricredere ed anche vergognare della mia superficialità. La Lackberg, però, va oltre il giallo classico creando, attorno alla storia principale, un universo di altre storie non meno importanti. Ci sono drammi familiari: segreti e bugie sepolti da tempo e che, una volta riesumati, creano danni irreparabili. Si parla di immigrazione, integrazione, bullismo e di come le colpe dei genitori ricadano sui figli.

Le affondò il naso nei capelli, la cinse con le braccia e sentì sotto le dita la carne morbida. Avrebbe voluto che lei si vedesse come la vedeva lui. Non avrebbe cambiato nulla di lei, neppure se avesse potuto. Solo che lei era come lui. Con l’animo in frantumi. Non c’erano parole che potessero rimetterli insieme.

Ogni personaggio ha una psicologia profonda e complessa e, una trama spezzettata, tiene alta la tensione per tutto il tempo. Per finire: tutto questo cosa ha a che fare con una donna che, nel 1671, fu accusata di stregoneria e processata? Non vi resta che scoprirlo buttandovi a capofitto tra le pagine di questo affascinante romanzo.

Camilla Lackberg a Fjallbacka

Un consiglio? Non fate come me! Il libro qui descritto è il decimo di una serie ma, per ciò che mi riguarda, è stato il primo che ho letto dell’autrice. Ogni caso è a sé ma ci sono delle vicende che riguardano alcuni dei protagonisti che si evolvono con il passare dei libri.

Buona lettura.

Virginia Woolf

“Se non vivessimo audacemente, prendendo il toro per le corna e tremando sui precipizi, non saremmo mai depressi; ma già saremmo appassiti, vecchi, rassegnati al destino.”

dal diario di Virginia Woolf
Foto di famiglia.
Gerald Duckworth, Virginia Woolf, Thoby Stephen, Vanessa Stephen, and George Duckworth (In alto); Adrian Stephen, Julia Duckworth Stephen, and Leslie Stephen (in basso)

Adelin Virginia Stephen nacque a Londra il 25 Gennaio 1882 in una casa al civico 22 di Hyde Park Gate. Era figlia di Sir Leslie Stephen – autore, storico, critico letterario e alpinista – e di Julia Prinsep Jackson; una modella nata in India e trasferitasi con la madre in Inghilterra. Entrambi vedovi, i suoi genitori, avevano già avuto altri figli dai precedenti matrimoni. A quei tempi le donne non potevano godere di un’istruzione pari a quella degli uomini e a Virginia, quindi, non fu concesso di frequentare alcun istituto scolastico. Tutta la vita all’interno della casa girava intorno alla bella madre considerata l’angelo del focolare. Quest’ultima si preoccupò di dare a Virginia lezioni di latino e di francese mentre il padre, che per la ragazza provava un affetto quasi ossessivo, le permise sempre di leggere i libri della sua biblioteca e del suo studio. Virginia ed il fratello Thoby manifestarono fin dall’infanzia la loro inclinazione letteraria creando una sorta di giornale domestico, il Hide Park Gate News, in cui scrivevano storie inventate dando vita ad un diario familiare.

Thoby Stephen – fratello di Virginia

A soli sei anni Virginia dovette subire il tentato stupro da parte di uno dei fratellastri e nel 1895, a tredici anni, venne colpita da un primo grave lutto: la morte prematura della madre. Solo due anni dopo morì anche la sorellastra Stella e, nel 1904, il padre. Questi eventi diedero il via al primo grande crollo nervoso di Virginia. Era depressa, sentiva le voci e gli uccellini cantare in greco. Ai giorni nostri probabilmente le sarebbe stato diagnosticato un disturbo bipolare unito a una forte psicosi ma, purtroppo, ai tempi non esistevano cure adatte. Dopo la morte del padre Virginia ottenne la sua libertà e, assieme alla sorella Vanessa e al fratello Thoby, si trasferì nel quartiere londinese Bloomsbury dove diede vita al circolo intellettuale chiamato Bloomsbury Goup. I suoi aderenti erano un gruppo di artisti che si riunivano ogni giovedì sera per discutere di arte, letteratura, storia e politica. In quello stesso periodo Virginia diede ripetizioni alle operaie in un collegio di periferia e militò nelle suffragette. Dopo la morte prematura del fratello prediletto Thoby e il matrimonio della sorella Vanessa, conobbe Leonard Woolf – un teorico politico che frequentava il Bloomsbury Group – ed i due si sposarono nel 1912.

Virginia con il marito Leonard Woolf

Fu nel 1915 che la Woolf scrisse il suo primo romanzo, la crociera e, in seguito, cadde nuovamente in depressione tentando per la prima volta il suicidio. Per cercare di aiutarla il marito le propose di fondare insieme un’impresa editoriale; nacque così la Hogarth Press che pubblicò autori del calibro di Katherine Mansfield, Italo Svevo, Sigmund Freud, Thomas Stearns Eliot, James Joyce e la stessa Virginia Woolf. Nell’estate del 1940 la scrittrice diede alla luce la sua ultima opera, Tra un atto e l’altro, mentre la Gran Bretagna era in guerra. Proprio questo fatto contribuì ad aumentare le sue crisi depressive fino a quando, il 28 marzo del 1941, si riempì le tasche di sassi e si lasciò annegare nel fiume Ourse, non lontano da casa. Lasciò al marito una toccante lettera:

«Carissimo, sono certa di stare impazzendo di nuovo. Sento che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. E questa volta non guarirò. Inizio a sentire voci, e non riesco a concentrarmi. Perciò sto facendo quella che sembra la cosa migliore da fare. Tu mi hai dato la maggiore felicità possibile. Sei stato in ogni modo tutto ciò che nessuno avrebbe mai potuto essere. Non penso che due persone abbiano potuto essere più felici fino a quando è arrivata questa terribile malattia. Non posso più combattere. So che ti sto rovinando la vita, che senza di me potresti andare avanti. E lo farai lo so. Vedi non riesco neanche a scrivere questo come si deve. Non riesco a leggere. Quello che voglio dirti è che devo tutta la felicità della mia vita a te. Sei stato completamente paziente con me, e incredibilmente buono. Voglio dirlo – tutti lo sanno. Se qualcuno avesse potuto salvarmi saresti stato tu. Tutto se n’è andato da me tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinarti la vita. Non credo che due persone possano essere state più felici di quanto lo siamo stati noi.»

Dopo la sua morte il suo corpo fu cremato e le sue ceneri vennero sepolte sotto due olmi nel giardino della Monk’s House a Rodmell in Inghilterra dove i coniugi si trovavano in vacanza dopo che una bomba aveva reso inabitabile la loro casa di Londra. Sulla lapide appare la frase: “Le onde si infrangevano sulla spiaggia”; frase che chiude il suo più bel romanzo Gita al faro.

Virginia Woolf è considerata una delle più grandi romanziere del XX secolo; si pensi che le sue opere sono state tradotte in più di cinquanta lingue. Fin da giovanissima si trovò a meditare sui problemi della letteratura arrivando a convincersi che lo stile di scrittura ottocentesco non rappresentasse più il Novecento e, in particolare, il mutamento dell’uomo. Dopo La crociera e Notte e giorno – usciti rispettivamente nel 1915 e nel 1919 – si lanciò e, nel 1922, scrisse La camera di Giacobbe, dedicato all’amato fratello morto, Thoby. L’innovazione di Virginia fu quella di staccarsi dal realismo tipico di quegli anni e di procedere fratturando la trama. Scelse il monologo interiore e lo utilizzò per umanizzare i personaggi penetrandone l’interiorità. I personaggi della Woolf non sempre hanno contorni precisi perchè, come lei stessa affermava: “Noi siamo zebrati, multicolori”. Nel 1924 Virginia arrivò all’apice della sua ribellione contro il romanzo tradizionale e, allo stesso tempo, prese coscienza del suo talento femminile. E’ con questa nuova consapevolezza che, un anno dopo, pubblicò La signora Dalloway. Nello stesso anno cominciò a scrivere Gita al faro; romanzo che sarà da tutti considerato il suo capolavoro. L’ennesimo passo avanti della scrittrice fu quello di spezzare, tramite una satira fantastica, la connessione sociale tra identità sessuale e ruolo. Ispirandosi al suo amore saffico con Vita Sackville-West – un’aristocratica lesbica con la quale condivise sentimenti molto forti – scrisse Orlando; personaggio rocambolesco ora uomo, ora donna.

Vita Sackville-West e Virginia Woolf

Nel 1936, mentre si avvicinava l’incubo Nazista, Virginia Woolf scrisse Le onde, dove abbandonò il monologo interiore per buttarsi sugli spazi mentali, espressi tramite meditazioni drammatiche da parte dei personaggi in un romanzo totalmente privo di fatti ed impersonale tanto da risultare quasi monotono. In uno dei suoi ultimi lavori, Gli anni, Virginia tornò a raccontare i fatti tentando una dimensione storica che, però, non è adatta alla sua scrittura lirico-poetica.

Amante della vita, dotata di una grande sensibilità, Virginia Woolf si dimostrava allegra e spensierata quando era con gli altri ma, non appena si ritrovava da sola, i demoni che la accompagnavano fin da quando era giovane, tornavano a farsi sentire. Ogni volta che concludeva un romanzo si sentiva svuotata e, solo dopo che il marito Leonard, aveva finito di leggerlo ritrovava un po’ di calma e sicurezza. Donna libera e piena di fascino ebbe molti ammiratori e ammiratrici e, nella sua vita, incontrò tantissimi personaggi famosi. Gli ultimi due anni della sua vita furono pieni di paure per il futuro a causa della guerra mondiale tanto che il dottore le prescrisse riposo assoluto ma, purtroppo, la povera Virginia non aveva più la forza di combattere contro le voci che sentiva nella sua testa e si lasciò annegare scegliendo di farsi avvolgere dall’acqua forse come un ritorno al grembo materno. Una donna piena di contraddizioni, un’anima tormentata ed allo stesso tempo tenace che ha fatto la storia della letteratura mondiale del Novecento.

“Toglietemi gli affetti e sarò un’alga fuori dal mare, la carcassa di un granchio, un guscio vuoto. Le interiora, il midollo, il succo, la polpa, la stessa mia luce, non ne resterebbe più nulla. Sarei spazzata via, finirei in una pozzanghera e annegherei. Toglietemi l’amore per gli amici e il sentimento bruciante e continuo dell’importanza, dell’insondabilità  e del fascino della vita umana e non sarei altro che una membrana, una fibra, senza colore e senza vita, buona solo per essere buttata via come una deiezione“.

Virginia Woolf in una lettera a Ethel Smith