Kafka sulla spiaggia – Haruki Murakami

“Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l’andatura. E il vento cambia andatura per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infinite volte, come una danza sinistra col Dio della morte prima dell’alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. È qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia.”

Due personaggi totalmente diversi che non si sono mai incontrati fra di loro partono dallo stesso quartiere di Tokyo ed intraprendono un viaggio che li porta a Takamatsu – nel sud del Giappone – spinti da motivazioni anch’esse differenti ma, allo stesso tempo, legati inesorabilmente.

Il primo è Tamura Kafka -pseudonimo scelto da lui stesso in onore del grande scrittore ma anche per il suono che ricorda la parola kavka che in ceco significa “corvo” – un ragazzo di quindici anni, abbandonato dalla madre e dalla sorella quando né aveva appena quattro. Proprio il giorno del suo compleanno decide di andarsene di casa per sfuggire alla profezia edipica che gli lanciò suo padre: “Ucciderai tuo padre e giacerai con tua madre e tua sorella”. Amante dei libri, giunto a Takamatsu, Tamura Kafka passerà molto tempo nella biblioteca Komura dove conoscerà il giovane Oshima che diventerà presto il suo mentore e la signora Saeki, una donna attraente e dal passato triste e misterioso.

“Nella casa in cui sono cresciuto, tutto era terribilmente contorto. Al punto che se mai c’era qualcosa di dritto, appariva strano e innaturale.”

Il secondo personaggio, Nakata, è un signore anziano che, a seguito di uno strano incidente avvenuto nel 1944 in cui, bambino, rimase incosciente per alcune settimane, ha perso la capacità di leggere e di scrivere ed è diventato, come lui spesso si definisce, “un po’ stupido”. In compenso ha però acquisito la capacità di parlare con i gatti. Vive del sussidio che in Giappone viene dato alle persone mentalmente disabili e, per racimolare qualche soldo in più, va alla ricerca dei gatti che si sono persi nel quartiere. La sua vita tranquilla e monotona cambia quando conosce Johnnie Walker, uomo crudele in un modo molto particolare. Anche Nakata è costretto a lasciare Tokyo e, seguendo le sue “intuizioni” arriva a Takamatsu. Durante il suo viaggio conosce un autista di nome Hoshino che resterà suo fedele compagno fino alla fine.

“Tanto, non serve a migliorare nulla. Non è che chiudendo gli occhi si spenga qualcosa. Anzi, se lo fai, quando li riaprirai nel frattempo le cose saranno decisamente peggiorate. Questo è il mondo in cui viviamo, Nakata. Devi tenere gli occhi bene aperti. Chiudere gli occhi è da rammolliti. Evitare di guardare in faccia la realtà è da codardi. Mentre tu tieni gli occhi chiusi e ti tappi le orecchie, il tempo avanza. Tic-toc-tic-toc.”

Piovono pesci e sanguisughe dal cielo, personaggi bizzarri fanno la loro apparizione tra avvenimenti inspiegabili, ricordi di un passato doloroso e la continua ricerca del proprio “io”. A fare da sfondo alle tante vicende che si aggrovigliano e che lasciano più domande che risposte, la musica classica, i libri e la filosofia; temi cari al nostro Murakami. Ci sono stati momenti in cui avrei voluto trovarmelo davanti – lo scrittore – per scrollarlo e domandargli: “E con questo, dove vuoi arrivare?” – ma la sua forza sta proprio nel fatto che, arrivati all’ultima pagina si è convinti di aver capito tutto e niente allo stesso tempo.

“La felicità è sempre uguale, ma l’infelicità può avere infinite variazioni, come ha detto anche Tolstoj. La felicità è una fiaba, l’infelicità un romanzo.”

“Guardare troppo lontano è un errore . Se uno guarda lontano, non vede quello che ha davanti ai piedi, e finisce per inciampare. Ma anche concentrarsi troppo sui piccoli dettagli che si hanno sotto il naso non va bene. Se non si guarda un po’ oltre, si va a sbattere contro qualcosa. Perciò è meglio sbrigare le proprie faccende guardando davanti a sé quanto basta, e seguendo l’ordine stabilito passo dopo passo. Questo, in tutte le cose, è il punto fondamentale.”

Il complesso di Edipo, la fuga da un destino che non ci si è scelti ma verso il quale si precipita senza sosta, la ricerca del proprio essere, vita, morte e drammi familiari sono solo alcuni dei temi che lo scrittore affronta in un miscuglio di stili narrativi che vanno dalla favola al romanzo erotico, dal giallo all’horror passando per il romanzo di viaggio ed il surreale e facendo si che il lettore vi si perda come in un labirinto. Un genio, Murakami, che, per ciò che mi riguarda, si ama e un po’ si odia allo stesso tempo. Ma non è quello che succede un po’ a tutti i geni?

“Tutti perdiamo continuamente tante cose importanti. Occasioni preziose, possibilità, emozioni irripetibili. Vivere significa anche questo. Ma ognuno di noi nella propria testa – sì, io immagino che sia nella testa – ha una piccola stanza dove può conservare tutte queste cose in forma di ricordi. Un po’ come le sale della biblioteca, con tanti scaffali. E per poterci orientare con sicurezza nel nostro spirito, dobbiamo tenere in ordine l’archivio di quella stanza: continuare a redigere schede, fare pulizie, rinfrescare l’aria, cambiare l’acqua ai fiori. In altre parole, tu vivrai per sempre nella tua biblioteca personale.”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...